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La pillola dei ‘cinque giorni dopo’ è ora in vendita anche in Italia
È in vendita in Italia nelle farmacie, con ricetta medica non ripetibile, si chiama EllaOne, è prodotta da Hra Pharma: è la pillola dei cinque giorni dopo, che ha un’efficacia del 98%, che arriva fino a 120 ore dal rapporto a rischio. Deve essere esclusa la possibilità di una gravidanza in atto, come sottolinea la ginecologa Lisa Canitano: «In questi casi, è cura del medico accertarsi, secondo il suo giudizio, dello stato o no di gravidanza della paziente». Hra Pharma chiarisce questo punto: “Il farmaco richiede una ricetta medica non ripetibile; prima della prescrizione il medico è tenuto a verificare l’assenza di una gravidanza preesistente attraverso l’esito negativo di un test a base di beta Hcg. Test che la donna può effettuare anche con un semplice stick sulle urine reperibile in farmacia”. Anche i ginecologi della Società Medica Italiana per la Contraccezione (Smic), della Società Italiana della Contraccezione (Sic) e della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), sono d’accordo con l’azienda produttrice di EllaOne sul privilegiare l’esame delle urine. Il presidente di Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna), Francesca Merzagora, osserva: «La contraccezione d’emergenza è un presidio di prevenzione validato e conosciuto, non deve quindi essere considerato come un farmaco per donne ‘poco attente’ ma una soluzione per quelle donne che hanno un bisogno urgente di protezione o che hanno vissuto un evento ad alto rischio, e chiedono quindi aiuto al proprio medico per una procreazione responsabile. Poter offrire alla donna un’ultima possibilità per ridurre, non azzerare certo, il rischio di gravidanza indesiderata, è un’operazione di civiltà». L’ulipristal, la molecola di cui è composto il farmaco, interferisce con la normale funzione del progesterone, bloccando o ritardando l’ovulazione, e riducendo così il rischio di gravidanza indesiderata; EllaOne non è quindi un farmaco abortivo, come la Ru486, ma solo un anticoncezionale la cui efficacia non si ferma alle 72 ore della pillola normale ma arriva a 120 ore, consentendo così evitare possibili rischi di ritardo nell’assunzione. Hra Pharma ha condotto ricerche su 4.700 donne, da cui è risultato che normalmente l’ulipristal acetato non dà problemi “…con un profilo di sicurezza e tollerabilità sovrapponibile a quello della vecchia pillola anticoncezionale di emergenza già in commercio”; dalla sua approvazione da parte dell’Ema, l’Agenzia Europea per i Medicinali, avvenuta nel 2009, il principio attivo è in vendita in 27 paesi d’Europa e in altri 12 nel mondo. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha confermato che la contraccezione d’emergenza evita il concepimento e non è quindi un abortivo. Le polemiche, l’ultima delle quali è quella del Movimento per la Vita che ha fatto ricorso al Tar, hanno reso difficile la registrazione in Italia di EllaOne, ma dopo due anni e tre mesi, l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha firmato l’approvazione.
Fonte: dottorsalute.info, 1 aprile 2012
Gli Italiani non sanno che è vietato comprare i farmaci on line
Un’indagine commissionata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) alla società di ricerche Swg, ha evidenziato che oltre il 40% degli Italiani ignorano che è proibito acquistare farmaci su internet e per questa ragione un Italiano su tre (il 33%) ritiene che acquistare i farmaci on line sia una cosa positiva, senza rendersi conto dei possibili rischi. I recenti, anche gravissimi problemi causati da farmaci acquistati su internet, ha spinto l’Aifa a una serie di iniziative per comprendere l’andamento del fenomeno, sia attraverso la ricerca Aifa-Swg, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, sia attraverso la ricerca Aifa-Who (Oms), condotta su oltre 40.000 farmacie censite sul web e accessibili dall’Italia, e sulla qualità dei farmaci distribuiti on line; è risultato che solo l’1% delle farmacie on line considerate è legale e che la metà delle tre tipologie di farmaci esaminate è risultata contraffatta. L’analisi di laboratorio dei farmaci è stata curata dall’Istituto Superiore di Sanità. Le farmacie presso cui sono stati acquistati i farmaci si sono rivelate farmacie solo virtuali, che si riforniscono da produttori che non si attengono agli standard di qualità e sicurezza adottati internazionalmente. La vendita dei farmaci on line si è diffusa in tutto il mondo grazie ai prezzi notevolmente più bassi e alla riservatezza della spedizione; purtroppo, però, i medicinali spesso sono contraffatti, con caratteristiche che non corrispondono a quelle descritte nella confezione. Anche le differenze legislative che regolano le farmacie virtuali contribuiscono a complicare il problema: in Europa ci sono paesi che dove esistono alcune farmacie on line autorizzate e altri, come l’Italia, dove sono fuorilegge. Dal 2013 saranno introdotte in tutti i paesi dell’Unione Europea le Direttive che modificheranno il Codice Farmaceutico Europeo, per evitare le contraffazioni e introducendo anche restrizioni all’ingresso di prodotti contraffatti o illegali. In Italia solo lo 0,1% dei farmaci è contraffatto, grazie al sistema di tracciabilità del farmaco, che coinvolge, fra gli altri, l’Aifa, il Ministero della Salute, i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Agenzia delle Dogane.
Fonte: Aifa, 2012
Pillola contraccettiva: le Italiane fra le ultime in Europa
In alcuni paesi del mondo la percentuale di donne che come contraccettivo usano la pillola arriva al 70%, mentre in Italia la media è del 16,2%, con variazioni che vanno dal 30,3% della Sardegna al 7,2% della Campania. Le donne che preferiscono la pillola come contraccettivo ormonale vivono negli Stati Uniti, Canada, Australia, Gran Bretagna e in altri paesi di Nord Europa, ma anche in Cina e Sud America. In Italia, dopo la Sardegna, che registra la percentuale più alta, sono le regioni del Nord quelle in cui è maggiore la diffusione della pillola: Valle d’Aosta (23%), Liguria (20%), Piemonte (18,8%), Lombardia (18,6%), Emilia (18,5%) e, dopo la Toscana (18%), il Trentino (17,8%), il Friuli (16,6%) e il Veneto (15,6%); agli ultimi posti le regioni del Sud: Sicilia (10,8%), Puglia (9,1%), Molise (8,7%), Calabria (8,6%) e Basilicata (7,4%) seguita dalla Campania, ultima. Questi dati sono stati diffusi nel corso del Congresso Mondiale di Endocrinologia Ginecologica che si è tenuto a Firenze; gli esperti hanno anche sottolineato che la contraccezione ormonale porta alle donne che ne fanno uso diversi vantaggi, come l’effetto che ha sulle ovaie, proteggendole fino al momento in cui si decida di avviare una gravidanza.
Fonte: ansa.it, 10 marzo 2012
I vantaggi della pillola: anche la fertilità
La pillola anticoncezionale, se assunta senza interruzione per dieci anni dall’inizio della vita sessuale, può aumentare le probabilità di gravidanza: questo emerge, fra l’altro, dall’intervento di Andrea Genazzani nel corso del 15° congresso mondiale dell’International Society of Gynecological Endocrinology (Isge) che si è tenuto a Firenze.
Spiega Genazzani, presidente dell’Isge: «Nel mondo industrializzato si osserva la tendenza a posticipare sempre più avanti negli anni la scelta di diventare madri. Questo comporta per le giovani donne un lungo periodo di contraccezione consapevole e i dati dimostrano come la qualità della scelta anticoncezionale sia determinante per il mantenimento della capacità procreativa. Se infatti si pensa ai molteplici benefici extracontraccettivi della pillola, dalla prevenzione al trattamenti di cisti o fibromi, si può facilmente considerare come rappresenti non solo una scelta anticoncezionale, ma anche un concreto aiuto per la migliore conservazione della fertilità femminile. Oggi la ricerca si è concentrata nell’individuazione di molecole sempre più simili a quelle prodotte dall’organismo femminile, ma purtroppo queste straordinarie potenzialità della contraccezione ormonale per la salute non sono ancora patrimonio collettivo delle donne. In Italia perdura una sorta di ‘paura’ degli ormoni, per questioni ideologiche, che ci relega agli ultimi posti in Europa sia per l’utilizzo della pillola che per le terapie sostitutive in menopausa. È necessario approfondire la cultura su questo tema, anche fra gli stessi specialisti».
Fonte: ansa.it, 8 marzo 2012
Vaccinazione contro il papilloma virus: per l’Aifa anche ai maschi
Nel corso del convegno di Medicina della Riproduzione che si è tenuto nei giorni scorsi ad Abano Terme, il presidente dell’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco), Sergio Pecorelli, ha fatto un intervento sulla vaccinazione contro il Papilloma virus umano: «L’esperienza di vaccinazione contro il Papilloma virus umano (Hpv) sui maschi italiani è modesta, nonostante il virus sia correlato a numerose patologie e non solo al cancro dell’utero, quindi sarebbe utile estendere la vaccinazione agli uomini, perché questo non è un problema di genere ma generalizzato. L’Hpv è responsabile al 100% del cancro al collo dell’utero ma anche di tumori dell’ano per l’88-94%, della vagina (64-91%), di condilomi genitali (80%), di tumori del pene (40%), della faringe (25%) e della cavità orale (10%)». Il vaccino quadrivalente è consigliato in Europa ai ragazzi fino ai 15 anni, ma, aggiunge Pecorelli: «Da noi, invece, la proposta vaccinale è attiva e gratuita per le sole ragazzine nel dodicesimo anno di vita». L’Università di Brescia ha promosso un progetto sperimentale per verificare l’adesione dei maschi alla vaccinazione contro l’Hpv; spiega Pecorelli: «Il progetto, avviato sulla fascia d’età 11-15 anni, ha dato buoni risultati, dimostrando l’attenzione verso questo problema anche da parte maschile». Il progetto bresciano è stato finanziato da privati e dalla Regione Lombardia.
Fonte: Sanità News, 27 febbraio 2012
Cardiopatie: l’attività sessuale va bene sotto ma controllo medico
La rivista dell’American Hearth Association (Aha), Circulation, ha pubblicato le più recenti raccomandazioni dei cardiologi statunitensi sull’attività sessuale delle persone che hanno o hanno avuto problemi cardiocircolatori. Glenn Levine, del Dipartimento di Cardiologia del Baylor College of Medicine di Houston è responsabile, nella stessa città, dell’Unità Cardiaca del Michael E. DeBakey Medical Center e ha pubblicato un documento che illustra le posizioni dell’Aha sul tema dei rapporti intimi per i cardiopatici; esordisce il cardiologo: «L’attività sessuale è un fattore chiave per la qualità di vita degli uomini e delle donne con malattie cardiovascolari e per i loro partner; sfortunatamente, però, è raro che in un contesto clinico si affronti la questione. Con il risultato che spesso i pazienti rinunciano ad avere rapporti, anche senza necessità, aggravando la propria condizione con stati di ansia, depressione e probabili problemi di coppia. Il tasso di eventi cardiovascolari durante l’attività sessuale, come attacchi di cuore o dolori al petto, è molto basso, perché il rapporto sessuale comporta uno sforzo di breve durata».
Il parere del medico è comunque necessario e vincolante, perché il cardiologo è l’unico che può valutare la possibilità di ripresa dell’attività sessuale nei pazienti con diagnosi di malattia cardiovascolare; è possibile infatti che ci siano persone che vivono in astinenza senza che sia necessario e al contrario, persone che continuano ad avere rapporti sessuali pur non essendo ancora nelle condizioni di farlo. I cardiologi americani consigliano a chi ha problemi di insufficienza cardiaca o ha subìto attacchi di cuore, di riprendere i rapporti sessuali solo dopo essersi sottoposti alla riabilitazione cardiaca e dopo aver ripreso a svolgere esercizio fisico in modo regolare; l’attività sessuale è invece sospesa fino alla stabilizzazione dei disturbi per le persone che hanno cardiopatie gravi, che prevedono il riposo o la riduzione al minimo degli sforzi fisici.
Le donne con problemi cardiovascolari devono fare riferimento al cardiologo sia per la scelta dei metodi contraccettivi, sia per le eventuali gravidanze. I farmaci per il trattamento dell’impotenza sono sconsigliati a chi è sottoposto a cure con nitrati, che possono eventualmente essere assunti solo dopo almeno 24-48 ore dalla somministrazione dei farmaci contro la disfunzione erettile; i pazienti con patologia cardiovascolare stabilizzata in genere possono assumere quel tipo di farmaci, ma solo con l’autorizzazione del medico. Comunque, la paura che i farmaci per la cura delle patologie cardiovascolari possano avere conseguenze negative sull’attività sessuale non deve indurre i pazienti a sospenderne l’assunzione.
Fonte: Sanità News, 24 gennaio 2012
Status sociale e istruzione condizionano la scelta dei contraccettivi
Una ricerca della North Dakota State University ha dimostrato che la scelta del sistema contraccettivo è condizionato dallo status economico e sociale e dal livello di istruzione; lo studio si è svolto elaborando le risposte date alle 20 domande contenute in un questionario distribuito a persone che facevano uso di contraccettivi.
Scopo della ricerca era raccogliere le convinzioni errate riguardanti l’utilizzo degli anticoncezionali e le eventuali discrepanze fra l’efficacia del contraccettivo e il suo corretto utilizzo. L’analisi delle risposte ha rivelato che la scelta del sistema contraccettivo dipende in genere dalla prescrizione del medico e dall’efficacia attribuita al contraccettivo scelto ma più si abbassa il livello sociale delle persone, più cresce l’importanza il costo e diminuisce la preoccupazione per la sicurezza del metodo e per gli effetti collaterali che può provocare; più si sale nella scala sociale più aumenta l’interesse per la comodità di utilizzo. Il 92% degli intervistati riconosce l’utilità del contraccettivo utilizzato in passato per evitare le gravidanze ma solo il 76% ha fiducia che lo stesso metodo possa ancora essere efficace: il 76% è stato soddisfatto del contraccettivo usato ma con discrepanze fra esperienze e aspettative. Lo studio è stato coordinato dalla ricercatrice Wendy Brown.
Fonte: Brown W, Ottney A, Nguyen S. Breaking the barrier: the Health Belief Model and patient perceptions regarding contraception. Contraception 2011; 83 (5): 453-8
Il fumo fa male alle donne cinque volte di più che agli uomini
L’Unione Europea ha finanziato una ricerca sui danni del fumo che è stata condotta su oltre tremila persone (circa 1900 donne e circa 1700 uomini) di Finlandia, Francia, Italia, Paesi Bassi e Svezia, coordinata da Elena Tremoli, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università di Milano.
L’ispessimento delle pareti della carotide è indice del livello di arteriosclerosi del sistema vascolare ed è influenzato dal fumo nello stesso modo nelle donne e negli uomini: i ricercatori, misurandolo, hanno riscontrato che la progressione dell’arteriosclerosi, a causa del fumo, nelle donne è cinque volte più rapida che negli uomini, a parità di età, pressione arteriosa, obesità, classe sociale. Spiega Tremoli: «La maggiore nocività delle sigarette per il cuore delle donne è una scoperta particolarmente importante, in relazione all’ormai accertato fallimento sul sesso femminile delle campagne informative fatte negli ultimi anni per diminuire il numero dei fumatori. È noto che le donne sino alla menopausa sono protette dalle malattie cardiovascolari e che le donne stesse pensano di essere meno vulnerabili ai fattori più dannosi per le arterie come ipertensione, colesterolo alto, alimentazione grassa e fumo. Per quest’ultimo, abbiamo scoperto essere vero il contrario».
Le donne ormai fumano quasi quanto gli uomini e manifestano maggiori resistenze a smettere: lo rivela il Rapporto annuale sul fumo, stilato dall’Osservatorio Fumo, Alcol e Droghe dell’Istituto Superiore di Sanità. In Italia le donne che fumano sono il 19,7% della popolazione, gli uomini il 23,9%; le donne che hanno smesso di fumare sono il 9,8% delle fumatrici, la percentuale degli uomini che hanno smesso è il 15,7% dei fumatori, quasi il doppio.
Elena Tremoli ha presentato la ricerca a Parigi, al Congresso della Società Europea di Cardiologia dove è stata presentata un’altra ricerca italiana che rivela che l’alcol associato al fumo aumenta i danni per le donne, che vivono più a lungo degli uomini ma in condizioni peggiori. A Parigi sono state inoltre presentate ricerche che confermano l’effetto protettivo del cacao: la revisione di sette lavori, per un totale di oltre 100mila soggetti coinvolti, cardiopatici e sani, ha dimostrato che sono sufficienti 7,5 grammi al giorno di cioccolato fondente, il peso di un cioccolatino, per registrare una riduzione del rischio di infarto del 37% e di ictus del 29%.
Un altro studio, condotto su oltre 18mila soggetti, dimostra che l’apixaban, un nuovo anticoagulante, ha ridotto sensibilmente i casi di ictus in soggetti con fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca asintomatica che frequentemente provoca danno vascolare al cervello.
Fonte: repubblica.it, 29 agosto 2011
Per un’immigrata su tre l’aborto è usato come contraccettivo
A Roma, nel corso del convegno nazionale ‘Immigrate e contraccezione: diritti negati’, promosso da Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), è stata presentata una ricerca condotta dal Centro di Riferimento Regionale della Toscana per la Prevenzione e la Cura delle Complicazioni delle Mutilazioni Genitali Femminili da cui emerge che il 33% delle immigrate ha abortito almeno una volta, che il 90% di loro conosce la pillola ma solo la metà l’ha provata e che poche usano il preservativo.
Il presidente della Sigo, Nicola Surico spiega: «In Italia un terzo del totale delle interruzioni volontarie di gravidanza è compiuto da appena il 3,5% della popolazione: questa ricerca dimostra che non manca tanto la conoscenza, quanto la possibilità di accedere agli strumenti e ai servizi disponibili. Infatti, le difficoltà sono dovute a numerosi fattori: i mancati collegamenti con le strutture sanitarie, le difficoltà di rapporto con gli operatori, gli ostacoli burocratici, lo scarso collegamento fra il Servizio Sanitario Nazionale e le associazioni di volontariato, la carenza di personale formato e di mediatori culturali.
La sensibilizzazione delle Istituzioni per la specificità delle immigrate è quindi centrale per Sigo ed non a caso il convegno si è svolto presso il Senato della Repubblica; le straniere che arrivano in Italia sono in genere giovani e sane ma la loro condizione può rapidamente peggiorare a causa di condizioni socio-economiche svantaggiate, per lo sradicamento culturale e per gli scarsi livelli di integrazione e di accesso ai servizi socio-sanitari, una situazione ancora più grave se si tratta di persone presenti sul nostro territorio in maniera irregolare. La nostra Società scientifica ha definito nella loro tutela una priorità e ha scelto di puntare sui nuovi Italiani per riuscire a offrire a ogni cittadino pari opportunità di salute».
I bambini nati in Italia da genitori stranieri sono 572.720 e i minorenni 932.675: Sigo è su queste seconde generazioni che concentra i suoi sforzi per prevenire queste criticità. Omar Abdulcadir, coordinatore della ricerca e medico responsabile di quest’area per Sigo osserva: «Sono cittadini a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua, crescono in questa realtà, fanno da tramite per la traduzione, la comunicazione e l’informazione. Rappresentano una risorsa insostituibile perché sono fautori del cambiamento culturale all’interno dei nuclei familiari. È quindi a loro che dobbiamo rivolgerci per avviare una vera contraccezione transculturale, componente fondamentale della salute».
Fonte: Adnkronos, aprile 2011
Contraccezione già subito dopo il parto
La rivista Obstetrics & Gynecology ha pubblicato un’accurata meta-analisi sulla fertilità delle neomamme realizzata selezionando quattro studi fra oltre 1.600 articoli di esaminati.
In tre degli studi sono stati misurati i livelli di pregnadiolo nelle urine, individuando la prima ovulazione fra i 45 e i 94 giorni dal parto; nel quarto studio è stata calcolata l’ovulazione dalla temperatura basale e, dopo una media di 74 giorni, è stata osservata la prima mestruazione preceduta in un caso su tre da regolare ovulazione, potenzialmente fertile al 70%.
Secondo questa ricerca, dunque, per le donne che non allattano il problema della contraccezione è già fondamentale a sei settimane dal parto e qualche volta prima: per gli esperti fino alla prima mestruazione sono consigliabili i contraccettivi di barriera e in seguito, quelle che non allattano possono usare i sistemi più adatti alle proprie esigenze, tenendo conto che quelli ormonali sono i più sicuri.
Fonte: Jackson E, Glasier A. Return of Ovulation and Menses in Postpartum Nonlactating Women: A Systematic Review. Obstetrics & Gynecology Obstetrics & Gynecology 2011; 117(3): 657-662. doi: 10.1097/AOG.0b013e31820ce18c.
Il Rapporto Osservasalute 2010 sulla salute degli Italiani
Oltre duecento clinici, epidemiologi, esperti di sanità pubblica, statistici, economisti di tutta Italia hanno collaborato alla stesura del ‘Rapporto Osservasalute 2010. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle Regioni italiane’ che è stato presentato nei giorni scorsi al Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.
L’aspettativa di vita degli Italiani dal 2006 al 2010 è aumentata, secondo i dati del Rapporto: quella degli uomini di sette mesi (da 78,4 anni nel 2006 a 79,1 nel 2010) mentre quella delle donne è cresciuta solo di tre mesi (da 84 anni a 84,3).
È purtroppo aumentato anche il numero di donne adulte (19-64 anni) con consumi di alcol a rischio, cioè che assumono più di 20 grammi di alcol al giorno (1-2 Unità Alcoliche): dall’1,6% del 2006 al 4,9% del 2008. Come ha dichiarato il professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma: «I problemi di salute degli Italiani non sono causati solo dalla sedentarietà o dalla scarsa inclinazione a stili di vita corretti, ma anche dalla mancanza, nelle Regioni con difficoltà economiche, soprattutto al Sud, di adeguati interventi di prevenzione. Inoltre, per razionalizzare il sistema sono stati chiusi molti ospedali e questo ha provocato la riduzione dei posti letto e della ricettività per le emergenze. Il problema di questi dieci anni di federalismo sanitario, con la sanità trasferita interamente alle Regioni, è che quelle deboli rischiano di essere travolte e la sanità rischia di essere l’elemento dirompente di tutta la Regione.
L’egemonia che hanno avuto i piani di rientro sul governo dei conti approfondisce il baratro dei servizi e della sostenibilità delle Regioni, erodendo i servizi sociali e sanitari. All’azione di risanamento, necessaria, bisogna affiancare una strategia coerente di programmazione e controllo dei servizi sanitari, che si basi su evidenze epidemiologiche e scientifiche forti: senza queste si aggraveranno progressivamente i problemi delle Regioni in difficoltà».
Gli esperti che hanno concorso alla stesura del Rapporto Osservasalute 2010 operano presso Università e Istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istat, Istituto Nazionale dei Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute.
Fonte: Sanità News, 10 marzo 2011 - www.osservasalute.it
Innamorati più a lungo grazie alla dopamina
Una ricerca della Stony Brook University di New York dimostra attraverso l’uso della risonanza magnetica funzionale che l’amore può durare a lungo grazie alla dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere.
Sono state analizzate le attività cerebrali di 10 donne e sette uomini, sposati mediamente da 21 anni e ancora innamorati dei rispettivi partner; dopo aver loro mostrato le foto di sconosciuti, di amici e del partner, è emerso che l’area ricca di dopamina, quella segmentale ventrale, rispondeva in modo maggiore se la foto mostrata era quella del partner.
Proprio come nei casi di innamoramento più recente, quelli registrati con lo stesso metodo in persone che avevano dichiarato di essere innamorate da meno di un anno. Inoltre, i soggetti che nei questionari erano risultate più inclini al romanticismo erano anche quelli nei quali si registrava l’attività dopaminergica più elevata.
Fonte: Mente e Cervello, marzo 2011
In aumento le gravidanze di adolescenti
Nelle scorse settimane una ragazzina di tredici anni e un ragazzino di sedici hanno avuto un figlio. Secondo Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), la nascita del figlio di una madre tredicenne e di un padre sedicenne, è un problema sociale ed è dovuto alla mancanza di informazione, causa anche dell’alta incidenza di gravidanze da parte di adolescenti italiane, fra le più alte nell’Unione Europea insieme alle svedesi, inglesi e gallesi.
E nonostante l’abbondanza di occasioni di informazione fornite dai nuovi mezzi di comunicazione, fra i ragazzi sono in aumento anche le malattie sessualmente trasmissibili che spesso portano alla sterilità; a volte le informazioni inerenti la sfera sessuale arrivano dalla famiglia, a volte dal pediatra o dalla scuola ma per la maggior parte non ne arrivano.
Per fortuna, osserva Vittori, le adolescenti di oggi sono più robuste di un tempo, quindi i loro parti non sono più a rischio anche se a volte è necessario ricorrere al parto chirurgico e si possono verificare nascite pretermine, o i bambini possono essere piccoli in rapporto all’età gestazionale.
La gravidanza ha quasi sempre pesanti conseguenze sociali ma per una giovanissima è psicologicamente traumatica l’interruzione di gravidanza, più di quanto già lo sia per un’adulta; inoltre un’adolescente dopo il parto ha maggiori necessità del conforto della famiglia e bisogna verificare che la famiglia esista e sia in grado di occuparsi della ragazza.
Secondo Vittori il fenomeno delle madri adolescenti è un fatto e la società deve prenderne atto per evitare che le conseguenze sociali degli errori di una giovanissima si moltiplichino nel tempo.
Fonte: lastampa.it, 4 gennaio 2011
Anche per i contraccettivi confermato l’anonimato dei minorenni
Anche per i contraccettivi confermato l’anonimato dei minorenni In merito al diritto all’anonimato dei minorenni in tema di documentazione sanitaria, il Garante della Privacy ha dato il suo parere alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi istituita presso la Presidenza del Consiglio, confermando le osservazioni già espresse dalla stessa Commissione: i minori hanno diritto al riconoscimento di una sfera di riservatezza che garantisca effettivamente la loro libertà di autodeterminazione. Un genitore, per esempio, non può accedere alla documentazione sanitaria della figlia minorenne che si sia fatta prescrivere farmaci contraccettivi dal consultorio.
Grazie alla legge 194/78, non serve l’autorizzazione dei genitori per i minori che vogliano rivolgersi ai consultori o alle Aziende ospedaliere per tutelare l’anonimato dei minori che non abbiano la possibilità o la volontà di informare i propri genitori e soprattutto per invogliarli ad accedere alle strutture autorizzate e sicure e non a centri che non offrono garanzie di serietà, sicurezza e professionalità. Il parere si è reso necessario a causa della richiesta di un padre di accedere ai documenti sanitari della figlia perché aveva trovato nella sua stanza una scatola di contraccettivi e, così si è giustificato, voleva assicurarsi che le fossero stati prescritti da personale qualificato.
Fonte: garanteprivacy.it

Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2012







